La nostra inestimabile città

“Via via/ Vieni via con me. / Entra in questo amore buio/ Non perderti per niente al mondo
Via via / Non perderti per niente al mondo / Lo spettacolo d’arte varia / Di uno innamorato di te”.

Asti può essere paragonata a un’orchestra jazz che suona una celebre canzone di uno dei suoi più famosi figli: l’avvocato, paroliere e cantautore Paolo Conte. Le antiche torri, di quella che nel Medioevo era stata soprannominata la “città dalle cento torri”, sembrano tanti contrabbassi che tengono il ritmo della vita cittadina lungo l’asse rappresentato da Corso Alfieri. La più antica è la Torre Rossa, di origine romana, che anticamente costituiva la porta occidentale della città. La più maestosa è indubbiamente la Torre di San Bernardo, detta anche Comentina, con la sua forma quadrata alta quasi 40 metri. Databile intorno alla seconda metà del XIII secolo questa imponente costruzione ha visto battaglie e scontri tra fazioni, come testimoniano i merli a coda di rondine tipici delle città in cui dominava ai tempi di Dante il partito dei Ghibellini. A metà di Corso Alfieri si innalzano addirittura i resti di tre contrabbassi a pianta ottagonale solennemente chiamati i “Tre Re”, o anche Torre De Regibus dal nome di un’antica famiglia di notabili. Il tempo musicale di questa sezione di bassi lo tiene la Torre Troyana, una delle più belle e meglio conservate del Piemonte, con il suo grande orologio e con i rintocchi della campana civica. L’elegante suono del flauto traverso proviene dalla Sinagoga neoclassica di via Ottolenghi, affacciata in Piazza Roma sempre lungo il corso principale: il portale incorniciato da colonne ioniche conduce al Museo che conserva la memoria di una delle più antiche e vivaci comunità ebraiche del Basso Piemonte, duramente colpita dalle leggi razziali del fascismo e poi spazzata via durante la seconda guerra mondiale dalla persecuzione nazista. Il centro della vicina Piazza Roma è dominato dal monumento agli eroi del Risorgimento, che venne edificato per volontà del mecenate ebreo Leonetto Ottolenghi con l’intento di commemorare il cinquantenario della promulgazione dello Statuto Albertino che per la prima volta aveva sancito la libertà religiosa e l’abbattimento dei cancelli che chiudevano il ghetto. Uno dei quei portoni si trovava nei pressi del Palazzo del Podestà, la cui sala al piano terreno è caratterizzata da volte a crociera in cotto, sorrette da colonne in pietra: le finestre bifore di questo edificio, dove nel Medioevo si conservavano il sale e il grano, oggi segnano l’inizio del cuore della vita notturna di Asti, caratterizzata da ristoranti e enoteche. A pochi passi si trovano sassofono, tromba e clarinetto che nelle melodie di Paolo Conte danno quei timbri onesti e caldi, capaci di svelare gli anfratti più reconditi dell’anima di Asti e degli astigiani. Idealmente essi sono rappresentati da tre maestosi palazzi di origine medievale ma più volte ristrutturati e abbelliti con forme appartenenti a diversi stili architettonici: Palazzo Alfieri è la casa natale del celebre scrittore e tragediografo, protagonista della letteratura italiana del Settecento. Nel giardino si erge maestoso il cosiddetto “platano di Alfieri” che venne piantato nel primo centenario della nascita dello scrittore. Palazzo Ottolenghi, un tempo proprietà di una ricca famiglia ebraica, possiede un cortile di notevole bellezza che a settembre ospita eventi legati al concorso enologico dalla Douja d’Or, uno scalone d’onore e una sala da ballo riccamente decorata. Attualmente ospita il Museo del Risorgimento dove sono conservate armi e cimeli degli astigiani che parteciparono alla lotta per l’unificazione d’Italia. Infine Palazzo Mazzetti, splendida residenza in stile barocco realizzata dall’architetto Benedetto Alfieri: oggi è sede di un importante museo, ma nel 1805 vi soggiornò Napoleone Bonaparte diretto a Milano dove avrebbe ricevuto la corona di re d’Italia. Il pianoforte della nostra immaginaria orchestra jazz è rappresentato da Piazza Alfieri, sede del Palio, chiusa su tre lati da eleganti portici. Passeggiando tra boutique e caffè possiamo immaginare di incrociare Paolo Conte “col collo del paltò tirato su nel vento” e di partire con lui “con quella faccia un po’ così” verso il mare della Liguria su una Topolino, ovviamente color amaranto. Per descrivere Asti, città ricca di tante testimonianze artistiche e storiche dovremmo immaginare non una semplice orchestra jazz ma un’intera banda musicale fatta di tanti elementi. Fuor di metafora una passeggiata per il centro storico non può che iniziare e concludersi con due gioielli d’arte gotica. La cattedrale di Santa Maria Assunta, risalente nella versione definitiva al Trecento, è la più grande chiesa del Piemonte. Se l’esterno è caratterizzato da rosoni decorati con motivi geometrici e vegetali, l’interno a tre navate presenta innumerevoli elementi d’interesse: le volte e le pareti decorate, le colonne con capitelli culminanti in motivi antropomorfi e zoomorfi, l’altare barocco e gli affreschi realizzati da importanti pittori piemontesi e lombardi. Il nostro tour si può concludere in piazza San Secondo dove si affacciano il Municipio e la Collegiata di San Secondo, costruita nel luogo dove si narra che il patrono della città subì il martirio. Anch’essa in stile gotico e a tre navate, presenta resti di affreschi medievali e la cripta dove sono conservate le reliquie del santo a cui è dedicato anche il Palio, principale evento cittadino. Come canterebbe Paolo Conte non ci resta che lasciarci “inghiottire” dalla discreta eleganza di Asti: “via via / entra in questo amore buio / It’s wonderful”.