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Monastero Bormida | Mostra “1900-1950: pittura e scultura nel Basso Piemonte

18 Settembre |17:00 - 1 Novembre |18:30

La mostra, allestita nelle sale del Castello di Monastero Bormida, offre una vasta panoramica sugli artisti nativi o provenienti da altre zone che hanno lavorato attivamente nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo nella prima metà del Novecento.

La rassegna inizia con opere realizzate, a cavallo del secolo, sulla scia del realismo e del romanticismo tardo ottocenteschi da pittori e scultori come Eleuterio Pagliano, Pietro Sassi, Luigi Crosio, Giulio Monteverde, Cesare Viazzi, Davide Calandra, Lorenzo Trotti Bentivoglio che si erano formati per lo più all’Accademia Albertina di Torino o in quella di Brera a Milano.

Continua, poi, con artisti coinvolti nei due filoni innovativi emersi nell’ultimo decennio del secolo XIX°, nella fase di passaggio dal Naturalismo al Simbolismo: quello divisionista, iniziato nell’alessandrino da Angelo Morbelli e Giuseppe Pellizza da Volpedo, proseguito poi, nel Novecento, da Matteo Olivero, Cino Bozzetti e Angelo Barabino, e quello preraffaellita e Liberty, impersonato da Leonardo Bistolfi e Cesare Saccaggi.

L’Avanguardia futurista, nata alla fine del primo decennio, ha visto come protagonista assoluto l’alessandrino Carlo Carrà che ha cavalcato la cresta dell’onda delle correnti più significative sorte sulla scena artistica nazionale nella prima metà del secolo, passando dal giovanile Divisionismo al Futurismo, dal Primitivismo alla Metafisica, dal “ritorno all’ordine”, interpretato in chiave neogiottesca, al “realismo mitico” dei paesaggi degli anni Venti e Trenta. Pur essendosi allontanato presto da Quargnento, suo paese d’origine, l’influenza della sua opera ha lasciato tracce profonde sulla pittura di molti artisti alessandrini, in particolare su Pietro Morando e Gigi Cuniolo.

Il primo dopoguerra e gli anni Venti sono stati caratterizzati dalle poetiche del “ritorno all’ordine”, orientate, dopo la decostruzione delle forme operata dalle avanguardie, alla rivisitazione dei maestri della tradizione pittorica nazionale del Trecento e del Quattrocento: a questo clima sono stati sensibili anche gli alessandrini Morando e De Amicis, vicini, sul finire del decennio, al Novecento sarfattiano. A partire dagli anni Trenta sono ricomparsi, con particolare forza, nei pittori del Basso Piemonte, saldamente radicati nei loro territori, i temi relativi alla natura, al paesaggio monferrino e langarolo e al mondo contadino, dipinti direttamente sul motivo con un linguaggio poetico, fresco e immediato, emozionato ed evocativo, antitetico alla chiaroscurale plasticità novecentista, fondato essenzialmente sul tono, sul rapporto luce-colore, che recuperava stesure di tipo impressionista, postimpressionista e divisionista. Era riemerso, nel frattempo, anche un forte interesse per la natura morta, talvolta elaborata in dialettica con i modelli torinesi di Casorati e dei Sei oppure dipinta sul registro di un sincero e mimetico naturalismo.

I protagonisti di questo periodo sono stati, ciascuno contrassegnato da una personale sigla stilistica, i tortonesi Angelo Barabino, Mario Patri, Pietro Dossola, Anacleto Boccalatte, Gigi Cuniolo, il novese Beppe Levrero, gli astigiani Giuseppe Manzone, Giovanni Rovero, Guglielmo Bezzo, Massimo Quaglino, Carlo Terzolo, gli alessandrini Pietro Morando, Cristoforo De Amicis, Camillo Rho, Mario Micheletti, Alberto Caffassi, Giulio Benzi, i cuneesi Leonardo Roda, Eso Peluzzi, Calvi di Bergolo, Domenico Durante, Giulio Boetto e la casoratiana Lalla Romano, i casalesi Gino Mazzoli e Ugo Martinotti e altri. Tra gli scultori attivi in questo stesso periodo la mostra mette in luce le figure di Claudia Formica e di Egle Pozzi, entrambe esponenti di una tendenza orientata al classicismo, e quelle rilevanti di Fillia, leader dell’avanguardia futurista torinese, presente in mostra con un’opera pittorica e una ceramica e di Mino Rosso, protagonista del “secondo Futurismo” con le sue opere modellate in stile cubofuturista. Anche Mario Bionda, in gioventù allievo di Casorati, e Domenico Valinotti, provenienti dalla vicina area torinese, sono ricordati con un’opera essendo venuti a vivere e lavorare, tra gli anni Trenta e Quaranta, sulle colline dell’astigiano.

Oltre a quelli menzionati sono inseriti altri autori, che, pur operando in tono minore, hanno contribuito a diffondere nei loro territori le espressioni d’arte che via via emergevano a livello nazionale. La curatela della mostra è affidata a Mauro Galli, Rino Tacchella e Cinzia Tesio, critici da tempo impegnati nella valorizzazione degli artisti di questi territori.

Dettagli

Inizio:
18 Settembre |17:00
Fine:
1 Novembre |18:30
Categoria Evento: