ARAZZERIA SCASSA

L’Arazzeria Scassa, fondata ad Asti nel 1957 da Ugo Scassa, è una delle più importanti arazzerie del mondo. Oggi come ieri ogni arazzo Scassa viene lavorato dalle sapienti mani esperte di tessitrici e tessitori, su telai secenteschi, con la tecnica tradizionale ad alto liccio dei grandi arazzieri del passato.

Opere d’arte e artigianato, raccontano un sapere eletto, che si tramanda nella nostra famiglia da due generazioni.

OGNI ARAZZO VIENE REALIZZATO A MANO

Ogni arazzo Scassa viene realizzato a mano grazie al sapiente lavoro dei maestri tessitori, tra i quali i membri della famiglia Scassa, che da due generazioni custodiscono e tramandano il know-how artigianale e la cultura dell’arazzo. Ore, mesi, anni di lavoro si trasformano in opere di altissimo valore artistico, esposte nei più grandi musei del mondo, nelle sale del Quirinale e negli alloggi personali di Sua Santità, così come nelle residenze dei privati committenti dell’Arazzeria Scassa. È grazie all’investimento e alla sensibilità dei committenti che l’Arazzeria prospera da oltre mezzo secolo come portavoce di un’eccellenza artistica che da Asti parla al mondo. 

Scopri di più al seguente indirizzo: arazzeriascassa.it

LA STORIA

L’Arazzeria astigiana di Ugo Scassa raggiunse la fama nel 1960, quando il laboratorio ottenne l’appalto per la tessitura di una serie di arazzi che avrebbero decorato le sale della turbonave italiana Leonardo da Vinci. La storia dell’Arazzeria e la nascita del rapporto di Ugo Scassa con l’arte dell’arazzo risalgono a qualche anno prima quando, nel 1954, venne esposto un arazzo disegnato dall’architetto Ettore Sottsass jr. alla Triennale di Milano, tessuto da una manifattura locale, la ditta Redan di Pinerolo. Da questo fortunato incontro ha avuto origine una straordinaria avventura artistica che unisce ancora oggi formazione professionale con la passione per l’arte contemporanea. Le sperimentazioni arazziere condotte da Ugo Scassa, fondatore dell’Arazzeria astigiana, sono da porre all’inizio di questo percorso.

“Quando impostai sul telaio il mio primo arazzo” narrava Ugo Scassa “seguivo unicamente il richiamo della mia passione, animato dalla convinzione che l’arazzo potesse ritrovare la propria attualità, che meritasse di tornare ad essere un mezzo, e non l’ultimo di sicuro, di espressione artistica del mondo moderno. Era entusiasmante l’idea di provare a fondere, e con successo, in una unitaria espressione poetica, una tecnica millenaria con le più spregiudicate innovazioni stilistiche dell’arte figurativa moderna. E ciò che più mi stimolava, era che una tecnica rimasta volutamente immutata, senza nulla alterare delle sue strumentalità, si vivificasse nell’incontro con quelle nuove invenzioni stilistiche che testimoniano una sensibilità estetica diversa che nel passato.”