Il Palio più antico d’Italia

I nitriti dei cavalli, l’adrenalina, la partenza, il rombo degli zoccoli, l’urlo della folla…Sono queste alcune delle emozioni che regala, anno dopo anni, il Palio di Asti, il più antico d’Italia. Mentre durante il resto dell’anno le stradine del centro raccontano la storia di una elegante città di provincia, le cose cambiano radicalmente in occasione del Palio. I simboli di rivalità e di territorialità emergono ovunque in città: bandiere, luci, vetrine addobbate ad hoc, persone che indossano quotidianamente il fazzoletto della loro contrada e si preparano al gran giorno. Emozioni e scintille di passione che percorrono i tempi dal XIII secolo: si dice che gli astigiani corsero la prima edizione sotto le mura della città di Alba, per irridere gli antichi avversari, devastando il contado e le vigne. La gara si svolse ininterrottamente sino agli anni Trenta del Novecento quando Mussolini in persona sarebbe intervenuto ordinando di modificare il nome della festa in “certame cavalleresco”, dopo le proteste dei fascisti senesi che volevano avere in esclusiva il privilegio di chiamare “Palio” la loro manifestazione. La passione dei borghigiani di Asti rinacque nel 1967: in quell’occasione il primo manifesto del Palio venne realizzato dallo scenografo e illustratore di fama mondiale Emanuele Luzzati. I costumi degli sbandieratori e dei figuranti e la scenografia dell’evento vennero invece curati da Eugenio Guglielminetti, uno dei più grandi scenografi e costumisti del XX secolo, collaboratore di teatri di tutto il mondo, come la Scala di Milano e l’Opera di Chicago. Nel 1978 i telespettatori italiani poterono vedere la prima diretta televisiva del Palio sul “secondo canale” (l’attuale Rai 2), sotto la conduzione del giornalista sportivo Gianfranco Pancani, da anni già voce del Palio di Siena.